Nuovo polo dei laboratori_Rita Levi Montalcini dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani Roma

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1. Concept Generale

Il funzionamento dell’edificio è stato pensato per favorire la trasparenza e l’accessibilità ai laboratori concepiti secondo le idee espresse da Rita Levi-Montalcini, neurobiologa e Premio Nobel per la Medicina (1986), che ha incarnato una visione della ricerca scientifica come motore etico, civile e sociale. La sua idea di laboratorio non era solo quella di uno spazio tecnico, ma di un ambiente mentale e culturale dove curiosità, metodo e responsabilità si uniscono per produrre conoscenza a beneficio dell’umanità. Per Rita Levi-Montalcini, il laboratorio non era semplicemente un luogo fisico dotato di strumenti scientifici, ma un crocevia di pensiero critico, rigore e passione, in cui si esercita la libertà intellettuale al servizio del progresso umano.

I laboratori dove operò e che contribuì a fondare (come l’Istituto Europeo per la Ricerca sul Cervello - EBRA) erano concepiti come spazi aperti, interdisciplinari, internazionali, accessibili ai giovani e fondati sulla collaborazione più che sulla competizione. Per Levi-Montalcini, la scienza aveva senso solo se accompagnata da un’etica della responsabilità: la conoscenza acquisita doveva essere restituita alla società. In questa prospettiva il complesso di laboratori che porta il suo nome incarna la sua visione.

Abbiamo così distribuito i laboratori come spazi della comunità scentifica, che si articolano attorno a corridoi centrali aperti, con viste panoramiche sull’ambiente circostante pur mantenendo tutti i requisiti di sicurezza. I corridoio si addensano attorno ad un vuoto centrale che permette alla luce naturale di entrare nel corpo dell’edificio creando uno spazio verticale. Le funzioni si dispongono in sequenza, secondo un’organizzazione fluida e leggibile, evitando compartimentazioni eccessive.Immaginiamo quindi i laboratori come un simbolo di democrazia architettonica, dove spazi accoglienti, umani, inseriti nella natura e orientati al benessere della collettività.

2. Funzionamento

L’idea progettuale nasce dall’esigenza di coniugare sicurezza, flessibilità e innovazione tecnologica in un unico organismo architettonico, in grado di rispondere alle sfide imposte dalla crescente complessità della ricerca infettivologica.

Il complesso si sviluppa orizzontalmente tra l’edifico 22 e l’edifico nell’area di concorso, è composto da due blocchi principali — l’edificio di accesso e distribuzione e il blocco dei laboratori specializzati — collegati da un lungo corridoio ponte al padiglione alto isolamento. L’intera struttura è segnata da finestre a nastro che scandiscono la facciata in ceramica smaltata in maniera ritmica, l’accesso è individuato da una grande arcata che ci fa accedere ai laboratori e alla sala polifunzionale che affaccia su un giardino interno. Il primo corpo di fabbrica trasmette una forte identità visiva e caratterizza l’intero complesso, il secondo edificio è una gabbia strutturale in acciaio, tre volumi degradanti che ne riducono la massa. I materiali usati, sono cemento, acciaio e vetro, reinterpretati attraverso una sensibilità artigianale.

3. Il nuovo edificio

L’idea architettonica si concentra sull’identificazione di cinque tematiche principali:

1) L’edificio è organizzato secondo un sistema strutturale in acciaio che garantisce l’organizzazione di un “cantiere leggero” e una conseguente riduzione dei tempi di costruzione.

2) La maglia strutturale regolare, organizzata secondo un passo strutturale di dimensioni contenute, è la migliore risposta dal punto di vista sia dal punto di vista economico che antisismico.

3) La riduzione delle superfici in elevazione garantisce valori ottimali di prestazioni termiche e un elevato contenimento dello scambio termico.

4) Lo sviluppo su tre livelli garantisce un sistema distributivo ottimale e un aumento della sicurezza d’uso da parte dei diversi utenti. Un grande vuoto verticale connette visivamente tutti i laboratori.

5) Il carattere innovativo dell’edificio, sia dal punto di vista architettonico che tecnico, permette l’inserimento, all’interno del sistema ambientale circostante di elevato pregio, con un’elevata riduzione del suo impatto visivo e ambientale.